Sono stati presentati oggi, a Genova, presso la sede della Banca d’Italia, i risultati della quarta “Indagine sulle imprese high-tech operanti a Genova”, promossa da Dixet e da Confindustria. All’incontro, presieduto da Carlo Castellano, Presidente Dixet, e introdotto dal Direttore della Banca d’Italia Letizia Radoni, sono intervenuti Giacomo Deferrari, Magnifico Rettore Università di Genova, Giovanni Calvini, Presidente Confindustria Genova, Cristina Battaglia, Presidente BIC Liguria, e Bianca Falcidieno, Presidente Comitato Area Ricerca di Genova CNR. All'indagine, realizzata tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, hanno partecipato 75 aziende. I dati raccolti confermano che le filiere principali dell’high-tech genovese riguardano software, informatica, elettronica ed automazione per un valore complessivo superiore al 70%, con una forte presenza di piccole e piccolissime imprese high-tech, che rappresentano il 72% sul totale occupati. Resta di grande rilievo la presenza di una decina di grandi aziende high-tech. Sul totale dipendenti i diplomati e laureati tecnici coprono una quota superiore al 77%. Le aziende high-tech genovesi presentano un’incidenza della R&S sul fatturato elevata (per quasi la metà delle aziende superiore al 5 per cento), in un Paese che si caratterizza per un rapporto tra spesa in R&S e Pil di poco superiore all’1 per cento. Esportano una quota significativa del fatturato (per oltre un quarto delle aziende superiore al 50 per cento),. In un anno che si è concluso con una marcata flessione del prodotto interno lordo italiano (-4,8 per cento, secondo le stime del Bollettino economico di gennaio della Banca d’Italia), il 34 per cento delle imprese hi-tech genovesi ha registrato una crescita del fatturato, che tra l’altro nella maggior parte dei casi risulta rilevante. Tuttavia va segnalato che il comparto high-tech nel suo complesso ha registrato nel 2009 un incremento del fatturato stimato intorno all’1% che – seppur modesto – dimostra una forte tenuta, se si tiene conto che l’industria manifatturiera italiana avrebbe registrato nel 2009 una riduzione del fatturato nell’ordine del 15%. La valutazione delle aziende intervistate, per quanto concerne il fatturato per il 2010, è segnata da una netta positività. Infatti quasi il 60% delle aziende prevede un incremento del fatturato. In sintesi, si potrebbe affermare che l’attività dell’high-tech genovese segnerà, nel 2010, una crescita intorno al 5% rispetto al 2009. Secondo il 75% delle imprese intervistate, il fatturato per l’intero triennio 2010/2012 registrerà un significativo incremento. Nella precedente indagine del 2009, solo il 53% delle aziende esprimeva una analoga valutazione positiva. Questo significa che il clima previsto dovrebbe volgersi verso condizioni ben più favorevoli per le aziende. E questa indicazione è condivisa sia dalle piccolissime che dalle medie aziende. Anche per quanto riguarda le previsioni sull’occupazione per il triennio 2009/2012, si registra un andamento positivo. Il fatto che il 39 per cento delle aziende segnali un incremento dell’occupazione nel 2010, e oltre la metà lo ipotizzi nel triennio 2010-12, pare importante e confortante, tanto più che le indicazioni di riduzione degli addetti appaiono invece marginali. Di particolare interesse le risposte delle aziende sulle condizioni del credito bancario. Mentre nell’indagine dell’anno precedente il 52% delle aziende aveva riscontrato un inasprimento nelle condizioni di credito, in questa indagine la percentuale scende al 36%. E pertanto il 65% delle aziende non avrebbe rilevato nel 2009 un reale aggravamento delle condizioni del credito praticate dal sistema bancario. Alla domanda posta alle aziende se fossero interessate a trasferirsi nel nuovo Parco Scientifico e Tecnologico degli Erzelli, trentacinque hanno risposto positivamente; di queste, 27 sono piccole/piccolissime aziende, 3 sono medie aziende e 5 sono grandi aziende. Dall’indagine emerge quindi una forte domanda di partecipazione al Parco Scientifico e Tecnologico degli Erzelli e una forte richiesta alle Istituzioni (Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero della Ricerca e dell’Università e Regione Liguria) di utilizzare strumenti innovativi, quali ad es. gli Accordi di Programma, per agevolare e favorire la localizzazione delle imprese agli Erzelli. Dalle analisi condotte dalla Banca d’Italia sulla base dei dati forniti da Eurostat (che ha raggruppato le regioni europee più simili per struttura economica e produttiva, nelle quali è probabile che si localizzino i competitors naturali delle nostre regioni) emerge che il cluster in cui – secondo Eurostat - ricade la Liguria è quello delle regioni a reddito medio-basso e marcata specializzazione nei settori ad elevata intensità di conoscenza. Nel medesimo raggruppamento rientrano il Lazio, sette regioni francesi (Lorraine, Aquitaine, Midi-Pyrénées, Limousin, Auvergne, Languedoc-Roussillon, Provence-Alpes-Cote d’Azur), una regione belga (Wallone) e le regioni di Madrid e di Berlino. Sottolinea la Banca d’Italia che “la specializzazione della Liguria riguarda in primo luogo il comparto manifatturiero, nel quale la quota di addetti nei settori delle alte tecnologie supera sia la media nazionale sia quella del cluster di riferimento”. Tuttavia, negli ultimi dieci anni la Liguria ha mostrato una capacità di espandere le proprie dotazioni scientifiche-tecnologiche inferiore a quella delle regioni europee aventi simili caratteristiche. Ecco perché è decisivo che nel triennio 2010/2012 la Liguria ed in particolare Genova punti con decisione sulla valorizzazione del comparto delle imprese tecnologiche. E’ una grande opportunità strategica che va colta da subito, perché in questo modo si può prefigurare un consistente aumento di occupazione altamente qualificata.
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